21 luglio 2013

La Foto della Domenica - Luglio/3

13 commenti:
Dalle mie parti c'è una Pro Loco che una volta l'anno organizza un mercatino dei bambini.
Io ci vado dal 2004, l'anno in cui ho scoperto la sua esistenza grazie ad una collega.

Nel corso delle varie edizioni  ho avuto modo di trovare parecchie Barbie, anche vintage, molti abitini degli anni '70 e svariate altre cose che magari vi mostrerò più avanti.

Chi mi segue da tempo sa che ho una passione per i giocattoli. Per alcuni di loro (le Barbie e i gadget allegati ai fumetti di Topolino) la passione si è trasformata in collezionismo.
Del collezionismo mi piace l'idea della ricerca, della preparazione che ci deve essere per riconoscere a colpo d'occhio il pezzo; raro o meno, di valore o meno.
Raramente ho acquistato Barbie vintage complete (se non le reproductions) ma ho sempre cercato di vestire completamente la bambola nuda andando a caccia di abitini, scarpe e accessori.

Detto questo (e poi capirete il perché di questa lunga e apparentemente inutile introduzione) lo scorso anno mi è capitato di comprare al mercatino uno scatolone di costruzioni.
Io cercavo i Duplo per Edoardo, potrete immaginare la mia meraviglia quando ho visto questo scatolone scalcagnato pieno di mattoncini.
Adesso che l'avete immaginata decuplicatela e avrete la mia faccia quando ho sentito il prezzo: 5 euro.

Appena arrivati a casa ho diviso i mattoncini. C'erano Duplo e qualche Mega Blocks (la concorrenza, non male devo dire) e una borsa di nylon piena di Lego da "bambini grandi" che io ho archiviato e non ci ho pensato più.

I Duplo una volta lavati e catalogati mi hanno riservato grandi e piacevoli  sorprese.
Aiutandomi con i "set reference" del sito Toys Period ho potuto ricostruire ben tre set completi (la stazione di polizia e il mondo dei dinosauri") in più mi avanzavano un sacco di mattoncini per costruire le mitiche e mistiche torri nelle serate invernali. A Natale Edoardo sotto l'albero li ha trovati e accolti con grande entusiasmo.

Insomma, mi sono ritrovata e operare esattamente come facevo con le Barbie!

In questo ultimo periodo Edoardo ha manifestato un certo apprezzamento per i Lego "piccini" quindi ho ripreso il mio sacchettone cercando di fare un inventario dei pezzi.
E' difficile, davvero, soprattutto per me che non ho mai costruito nulla con i mattoncini particolari e strani che compongono gru o astronavi (da piccola avevo solo quelli quadrati e rettangolari e lunghi tot o tot. Ah, no. C'erano anche le porte le finestre e le imposte). 

Visto che mi è stata espressamente richiesta una Jeep ho cercato tra le "reference", ne ho trovata una e grazie alle istruzioni (hanno caricato quelle contenute nella scatola. Quasi non ci potevo credere) e all'inventario dei pezzi ho iniziato la minuziosa opera...


... ovviamente i colori non coincidono e il mio gancio di traino non è quello richiesto.
Per non parlare del parabrezza.
Inoltre la guida un astronauta. Ma è importante?
No.
Voglio dire, se guida un'astronave saprà farlo pure con una jeep... giusto?


Secondo Edoardo manca qualcosa.
"Mamma. E il rimocchio?"


Caspiterina!
Vero. Il Rimocchio non l'ho fatto.
Ruma ruma nel sacchettone fabbricone e ecco un "rimocchio" (le ruote sono rovinate, ma avevo solo quelle).


Visto il periodo ci abbiamo messo anche la barca (credo faccia parte della serie Pirati, ma devo ancora verificare).


Insomma ci siamo divertiti. Forse più io.
L'importante è che Edoardo mi ha detto che mi vuole "bene grande".

Ora cercherò di dividere i mattoncini per tipo.
Avevo iniziato a farlo per colore ma mi sono resa conto che non aveva senso (mi manca la pratica dei Lego... accidenti) e ho scoperto di possedere un pezzo che pare essere del 1957, se ho ben capito dal sito Peeron.
Se qualcuno mi desse qualche informazione in merito gliene sarei grata.


Comunque sia, devo proprio ammettere che i Lego ci piacciono tanto!


Buona domenica a tutte.

PS: Per quello che riguarda la mattinata Beauty Farm ci farò un post perché ho alcune cose da raccontarvi.


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Foto della Domenica 


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14 luglio 2013

Sokkar. Cosa è e a cosa serve, ma soprattutto: come si fa? (e foto della domenica luglio/2)

22 commenti:
Gli uomini credono che le donne siano naturalmente prive di peli.

I mariti sanno che non è vero!
Il mio di sicuro.

Chissà come mai?

Mi sono resa conto  che ultimamente sto trascurando un po' troppo la cura della mia persona.
Dopo la mattinata di domenica scorsa ho ricordato quanto si stia meglio dedicandosi del tempo.

Ho fatto un attimo di mente locale e predisposto una lista


- la prima cosa a cui penso sentendo la parola scrub(s) è la serie televisiva; 
- ultimamente la doccia dura 3 minuti e mezzo, compreso il lavaggio dei capelli;
- forse l'irritazione che ho in testa è dovuta al fatto che non risciacquo lo shampoo abbastanza;
- al mio huile anti eau ho detto adieu (e ce ne è ancora metà);
- alcuni dei flaconi di crema idratante corpo che ho in casa (nuovi) devono essere andati fuori produzione.

Non va mica bene così. Porca paletta! (*)

Adesso non è che posso passare le giornate a farmi la manicure (cosa che, per altro, non ho ancora imparato a fare bene, nonostante fosse tra i miei propositi dell'anno. Ma non dispero perché fino a dicembre c'è ancora tempo) ma nemmeno diventare la cugina dell'abominevole uomo delle nevi (anche se forse, con qualche perlina e un fiocchetto).

Bisognava trovare una via di mezzo. Era fondamentale.

Quindi ho deciso di farne un appuntamento fisso settimanale con me stessa e anche oggi, grazie a Luigi e a Edoardo, ho avuto la mia mattinata Beauty Farm.

Ve la ricordate la ceretta di zucchero di domenica scorsa?... bene, la pallina Sokkar non è riuscita purtroppo e allora la sto utilizzando con il sistema tradizionale, spatolina e strisce in tnt.

Vi confermo che è comunque una meraviglia. Sono addirittura riuscita a fare l'ascella rimasta in sospeso.
Ed era la destra!
Non mi ha fatto troppo male (un pochino si, che sia chiaro. E' sempre uno strappo non è una magia) e, soprattutto, nessuno danno postumo!
Persino Luigi ne è rimasto sorpreso (ve lo dico? Vabbè ve lo dico. Qualche anno fa ero a casa da sola e ho avuto la brillante idea di depilarmi le ascelle. Il dolore è stato così grande che a metà strappo mi sono fermata. Solo che non era idro-solubile e non sapevo come accidenti toglierla. Fortuna che mio marito è rientrato in quel momento e, implacabile, ha tirato la striscia "liberandomi". Dopo questo episodio ho cercato l'estetista perfetta).

In ogni modo io sono abbastanza tignosa e non demordo se voglio riuscire in qualche cosa.
Quindi questa ormai famigerata pallina Sokkar (la ceretta araba) la dovevo fare.

Ho cercato un'altra ricetta e ho trovato questa qui.

Bon, pronti via.

4 tazzine da caffè colme di zucchero e una di limone (sempre quello pronto, l'ho quasi finito).

Ecco le mie tazzine:


Ho versato gli ingredienti in una pentola di alluminio (la scorsa volta ho usato l'acciaio) abbastanza capiente perché quando prenderà il bollore c'è pericolo che vi riduca il piano cottura un disastro, quindi attenzione a questo dettaglio per nulla trascurabile!
La fiamma dovrà essere al minimo.


Dal momento in cui ha iniziato a bollire ho messo il timer a 10 minuti esatti (la fiamma è sempre al minimo).
Nel frattempo ho scaricato la lavastoviglie, ho pulito un po' la cucina... ma sempre con un occhio alla pentola.
In un paio di occasioni ho dato una girata con il cucchiaio.

 
Una volta passati i dieci minuti ho messo la pentola nel lavello con due dita di acqua fredda.
Appena inizia a raffreddarsi si rapprende un pochino, la consistenza è quella del miele.

Non toccatelo subito che è bollente e vi ustionate!


Quando è tiepidino e si è un po' solidificato (come vedete il cucchiaio sta in piedi da solo)  si può iniziare a manipolarlo, prima toglietevi gli anelli!


La pallina avrà un bel colore ambrato.


Ecco.
Provo a strappare qualche superstite scampato alla ceretta tradizionale e... niente.

Caspiterina! (*)

Ma non dispero e continuo a manipolare la pallina; il colore cambia, diventa appiccicosa... ed è così che deve essere perché quell'appiccicume cattura il pelo.

FUNZIONA FUNZIONA!!!
E per funzionare deve essere così


Anche se è fatta con il flash la differenza di colore si vede.

Al contrario di quanto indicato nel link che vi ho inserito sopra io l'ho stesa contropelo  e tolta nel senso della crescita. Strappare contropelo non mi pareva corretto.




Per conservarla l'ho divisa in vari pezzi e chiusa in alcuni contenitori con tappo a vite di Avent (quelli che usavo per mettere in congelatore le pappe che facevo per Edoardo).

La pelle resta molto più morbida, non irrita, fa meno male della ceretta tradizionale e i pochissimi residui si tolgono con l'acqua.
Visto che è completamente naturale una volta terminata la sua funzione si può smaltire tra i rifiuti umidi.

Cos'altro si può desiderare?


(*) ci stava bene un "cazzo!" ma sto cercando di moderami così tanto nell'uso di un linguaggio da scaricatore di porto che mi ha sempre caratterizzata facendo di me quella donna raffinata che sono, perché Edoardo ripete tutto tuttissimo, che anche quando lui non c'è mi ritrovo a dire "accidempoli" oppure "santi numi", inoltre sto rivalutando anche  "corbezzoli".

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7 luglio 2013

La Foto della Domenica - Luglio/1

27 commenti:

Indovinate cosa ho fatto stamattina....

La foto può trarre in inganno, perché quelle spatolette di legno si usano in parecchi lavoretti. I foglietti di "carta" non ne parliamo.
Però io le ho utilizzate per quello che sono.
Spalma cera.

Ebbene si. Mi sono fatta la ceretta!

Ora, io sono per il lavoro dell'estetista; gente che ha studiato e sa fare il mestiere... anche se prima di trovare quella giusta ne ho scartate tre.
E allora, direte voi, se hai trovato quella giusta, perché non ci vai?
Perché mi vergogno. Voglio, per lo meno, rientrare in una taglia decente prima di tornarci!

Caliamo un pietoso velo sull'aspetto bilancia e torniamo alla ceretta.

Anni fa ho comprato il kit per la ceretta in rullo, quella da fare con il manipolo che si scalda. Io non mi ci trovo per niente. Per me sono stati soldi buttati.

Mi sono orientata verso una ceretta idro-solubile e ne ho comprata una confezione di Veet. Quella all'aloe.
Il profumo è buono, i residui si tolgono subito con l'acqua tiepida.
I foglietti in dotazione non sono un granché quindi ho utilizzato le cartine di Oxy, che sono moooolto più morbide e vanno decisamente meglio! 

Funzionicchia...

Ecco, io sulle gambe ho 4 peli in tutto (si sono trasferiti tutti all'inguine) e vorrei anche vedere che non li levasse.

Sulle braccia sono sottili e a parte un leggero rossore e qualche puntolino, diciamo che è andata abbastanza bene. Sull'inguine nemmeno ci provo più (l'ho fatto in passato... milioni di micro-ematomi sotto pelle). E per le ascelle? Disastro.
Mi sta ancora facendo male. Parlo al singolare dal momento che la seconda non sono riuscita ad affrontarla!

Mentre aspettavo che la ceretta si scaldasse per il secondo giro (bagnomaria) ho preparato la ceretta casalinga con zucchero e limone.
Era da tanto tempo che volevo provarci, ma non ne ho mai avuto il tempo e l'occasione.
Oggi, complice l'assenza di Edoardo che era a spasso nei campi con il papà (Luigi mi ha lasciato la mattinata "beauty farm"), mi sono decisa.

La ricetta è stata ideata e sperimentata da Carlitadolce l'ho trovata su Youtube, dove lei stessa presenta il tutorial per realizzarla.
Ecco il risultato finale.


Ho seguito esattamente le dosi consigliate. Solo che io ho utilizzato il succo di limone pronto.
Non è per pigrizia, ma lo avevo a casa e era aperto già da un po'...  ogni volta che taglio un limone poi metà se ne rimane a raggrinzire in frigorifero fino a che un'anima pia (io) decide di buttarla, quindi li prendo solo quando mi servono. Per averne sempre a portata di mano, uso quello pronto.

Una volta intiepidita ho provato ad utilizzarla per qualche ritocco su parti dimenticate, come la ceretta tradizionale, stesa con la spatola e strappata con le cartine. Perfetta!

Non irrita, i residui si tolgono subito, strappa tutto.. mi pare che faccia anche meno male. O forse è l'entusiasmo per la riuscita dell'esperimento...?

Non lo so. So solo che non mi serve più comprare cerette industriali e posso rimandare ancora l'acquisto del sistema a luce pulsata (fino a che non lo becco in super offerta non se ne parla!).

Ragazze, funziona alla grande. Ora aspetto che indurisca un altro pochino per vedere se riesco a fare la famosa pallina!

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Foto della Domenica 


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partecipo al Linky Party di Clara
do it 4 yourself

Diario di una Creamamma

PS: stasera passo a fare un salutino dei blog.. ora purtroppo non ce la faccio ^^
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3 luglio 2013

Di Bricolage e Scarpe(tte)...

7 commenti:
Oggi vi mostro una cosina che ha fatto lo scorso anno mio marito.

Premessa.
Edoardo dal 10 agosto del 2012 dorme nel suo lettino singolo.
Tipo quattro notti su sette. Durante le altre tre la situazione è illustrata perfettamente nelle immagini 3, 4 e 7.


Il suo lettino singolo noi lo avevamo già, nella stanza degli ospiti. Lo avrete visto chissà quante volte, considerando che è dell'Ikea.
Ecco, questo letto che mi era tanto piaciuto (così tanto da prendere anche il suo gemello in nero) ha la peculiarità di non permettere di inserirci la bandina che impedisca al pargolo di piantare la zucchetta sul pavimento (quando sono piccini cadono sempre sulla testa, sarà che in proporzione occupa quasi un terzo del loro ingombro?).

Che fare?
Di comprare un altro letto non se ne parlava (anche se, col senno di poi... a rifarlo si fa una fatica boia!) e quindi Luigi è partito in missione e ha portato a casa queste assi in legno già levigate.
Tempo di tagliarle e inchiodarle e si possono infilare tranquillamente a formare una barriera a prova di teppista.
Il materasso da solo basta a tenerle spinte verso il bordo del letto e non si muovono più!

Forte vero?


Visto che ci sono vi mostro anche un elemento di alto design, questa volta fatto da me con le mie manine d'oro.
Un tappeto per la cameretta.
E' un progetto così complicato che non so se riuscirò a spiegarvelo ^_^


Uh... quasi dimenticavo.
Ve l'ho detto che voglio riprendere a fare gli abitini per Barbie?
Bene, ve lo dico ora. 
Come è noto, ogni abitino ha bisogno delle scarpe adeguate, allora ho iniziato a dividerle per colore.
Vi ricordate della mia scatola? Un po' incasinata in effetti lo era (solo un po'?), ora la sto organizzando meglio.


Ah! Non penserete mica che le scarpe di Barbie siano tutte rosa!
No, no, no... Diciamo che il colore meno utilizzato è l'arancione.
Guardate queste qua.
Non sono assolutamente deliziose?


Ma in ogni caso, un paio di scarpette rosa con questo tacchetto adorabile voi non le mettereste?


E questi sandalini?
Io si!


E, per concludere, vi mostro le scarpine di Shelly, la micro sorellina di Barbie di cui vi ho parlato in un paio di occasioni.
Pensavo di farci degli orecchini estivi. Oppure di utilizzarle come elemento decorativo per le ghirlandine di nascita.
Che ne dite?


PS: Per la serie, un post di cui non si sentiva la necessità!
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1 luglio 2013

L'ABC del Cucito

7 commenti:
Rieccoci con la nostra "rubrica" dedicata al cucito.. a dire la verità è anche l'unica rubrica che ho.

Vi ricordate de "L'Enciclopedia della Donna"?
Ne ho parlato qui, quo e qua.

L'argomento di oggi riguarda gli strumenti del mestiere.

°*§§*°

 
Ecco per la "aspirante sarta" un completo prontuario che comprende tutto ciò che deve sapere (e avere, e fare) per impostare bene il suo lavoro. Anche la donna di casa troverà qui moltissimi consigli indispensabili.

GLI "ARNESI" DI LAVORO

Questi sono gli "arnesi" di cui dobbiamo munirci prima di cominciare a lavorare.
Un paio di forbici piuttosto grandi, con una punta arrotondata e l'altra acuminata. Durante il taglio la punta arrotondata resterà sotto il tessuto, scivolando più facilmente sul piano del tavolo.
Un paio di forbici piccole, utilissime nel caso che dobbiate scucire qualche parte del lavoro già fatto.
Un centimetro flessibile di buona qualità.
Una riga centimetrata, in legno lunga circa 80-100 centimetri.
Carta velina bianca, da modelli.
Una rotella segna-carta con la quale tracciare visibilmente dei fori che incidano anche il foglio sottostante (per ridurre modelli).
Una matita morbida e bene appuntita.
Un ditale un po' arrotondato, possibilmente in acciaio.
Un gessetto da sarta.
Una scatoletta di spilli di acciaio a punta sottile.
Aghi di varie dimensioni e grossezze, a secondo dell'uso cui sono destinati. per imbastire occorrono aghi piuttosto lunghi, per fare gli orli sono più adatti quelli corti. Il numero medio è l'8.
Ricordate che a numeri alti corrispondono aghi più sottili e corti, e a numeri bassi corrispondono aghi più grossi e lunghi: un ago numero 8, per esempio, è più grosso di un ago numero 10.

LE STOFFE

Otto cose da ricordare.

- Le stoffe di lana prima di essere tagliate devono restare per qualche ora avvolte strettamente in un panno bagnato, quindi saranno ripassare leggeremente dal rovescio con un ferro tiepido.
- Le stoffe di cotone devono essere immerse nell'acqua per qualche ora, asciugate e poi accuratamente stirate: non capiterà così che gli indumenti confezionati si restringano alla prima lavatura.
- Se la stoffa ha un disegno di fiori o comunque una fantasia ben definita, ricordate che le figure non devono mai apparire capovolte.
- Il velluto non va tagliato doppio,  il pelo deve andare verso l'alto.
- Se la stoffa è a quadri o a righe, cercate, quando è possibile, di far combaciare i quadri o le righe sulle varie cuciture.
- Quando acquistate stoffe quadrettate o a righe di diversi colori, tenete conto di quanta stoffa si perde per far combaciare i disegni e abbondare un po' nel metraggio.
- I vari pezzi devono essere ricavati sempre nel senso della lunghezza, seguendo cioè l'ordito del tessuto.

... E altre cinque

La trama costituisce l'altezza del tessuto, che può variare da 70 a 160 centimetri giungendo fino a 240 centimetri nella tela per biancheria.
Se una pezza di stoffa è alta 90 centimetri, significa che la stoffa misura 90 centimetri fra una cimosa e l'altra.
L'ordito segue la lunghezza della stoffa.
La cimosa è una finitura laterale del tessuto per impedire che esso si sfilacci.
Il dritto filo di un tessuto è la direzione che segue l'andamento della cimosa. Quindi tagliare in dritto filo significa tagliare un tessuto parallelamente alla cimosa, seguendo l'ordito.
Lo sbieco di un tessuto è la linea che taglia diagonalmente la stoffa piegata ad angolo retto.

IL FILO

Il filo deve essere sempre adatto al tipo di tessuto e al tipo di cucitura per il quale viene adoperato. Di solito si cuce con un filo di cotone, seta o nylon.

Il filo di cotone - Per cucire, sia a mano che a macchina, stoffe di cotone, lana, canapa, lino si usa il filo di cotone. Generalmente si usa il cotone numero 40 o 50. Il numero 60 serve per le camicie e la biancheria di cotone molto fine. Per attaccare i bottoni delle giacche e dei cappotti si adopera il cotone numero 16.
Ricordate, quando comprate del filo, che quanto più il numero è basso tanto più il filo è grosso: il cotone numero 16 è molto grosso, il cotone numero 60 è sottilissimo.
Anche per imbastire si usa il filo di cotone: si tratta di un filato speciale, floscio, a lenta torsione, fabbricato appositamente a questo scopo.
Il filo di seta - Per la biancheria e i vestiti di seta (o altri capi confezionati con tessuti molto delicati) si usa la seta sottile. Per le impunture di guarnizione (come quelle che si fanno sui cappotti sportivi, o gli impermeabili) o per fare gli occhielli di giacche e cappotti, si usa la seta numero 3.
Il filo di nylon - Il filo di nylon si usa esclusivamene per cucire i tessuti di nylon.

QUATTRO COSE DA SAPERE SUL FILO

- Il nodo per fermare il filo all'inizo del lavoro deve essere solido e piccolissimo. Si ottiene arrotolando il filo tra il pollice e l'indicedella mano. Fate seguire al nodo qualche punto più fitto, perché il lavoro non si allenti all'inizio.
- La gugliata (ossia la quantità o tratto di filo che si usa di volta in volta per cucire) deve essere sempre piuttosto corta (60-70 centimetri circa), altrimenti si aggroviglia. Se per terminare il lavoro vi mancano solo uno o due punti e il filo è quasi finito, potete trattenerlo sulla cruna dell'ago con un piccolo cappio.
- Il taglio del filo deve essere fatto sempre con le forbici, perché stappandolo si indebolisce. E' bene che il nodo venga fatto in corrispondenza del capo appena tagliato dal rocchetto, perché quella parte è la più resistente.
- Il colore del filo per cucire deve essere sempre di tonalità leggermente più scura di quella del tessuto; in tal modo le cuciture si "amalgamano" cioè si confondono meglio al colore di fondo.

Immutati da secoli, i semplici strumenti del lavoro di sartoria si ritrovano oggi nel corredo della donna moderna.



Tratto da:
Enciclopedia della donna
1963 - Fratelli Fabbri Editori - Milano
Volume II - Pagina274

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A dire la verità il mio kit di cucito comprende anche degli altri "arnesi", ma ve ne parlerò più avanti....
 



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